Iniziare con il piede giusto
Buone abitudini, obiettivi realistici e qualche strategia per non rimandare a domani
Settembre ha qualcosa di particolare. Le vacanze finiscono, riprendono il lavoro e la scuola, cambiano i ritmi delle giornate e, quasi inevitabilmente, ricompare la lista delle cose che avevamo deciso di fare “al rientro”.
Ricominciamo la palestra. Mangiamo meglio. Andiamo a dormire prima. Riprendiamo quel progetto lasciato in sospeso. Organizziamo meglio il lavoro. Troviamo finalmente un po' di tempo per noi. Il problema è che, molto spesso, ripartiamo chiedendo troppo a noi stessi.
Dopo settimane o mesi di scarsa attività decidiamo che andremo in palestra cinque volte alla settimana. Dopo le vacanze imponiamo improvvisamente una dieta rigidissima. Prepariamo programmi dettagliati nei quali ogni ora della giornata sembra avere già una destinazione.
Per qualche giorno può persino funzionare. Poi arriva un imprevisto, la stanchezza, una giornata difficile. Saltiamo un allenamento, mangiamo qualcosa che non avevamo previsto, non riusciamo a rispettare il programma. Ed è proprio qui che spesso iniziano i problemi.
La trappola del “tutto o niente”
Uno degli errori più comuni consiste nel trasformare una piccola deviazione in un fallimento completo.
“Ormai oggi ho sgarrato, ricomincio domani.”
“Questa settimana ho saltato due allenamenti, tanto vale riprendere lunedì.”
“Non sono riuscito a rispettare il programma, evidentemente non ho abbastanza forza di volontà.”
Ma un comportamento mancato non cancella quelli precedenti e, soprattutto, non deve determinare quello successivo.
Se avevamo deciso di allenarci tre volte e questa settimana riusciamo ad andarci soltanto due, abbiamo comunque fatto due allenamenti. Se una sera mangiamo diversamente da quanto avevamo programmato, possiamo semplicemente tornare alle nostre abitudini dal pasto successivo. Non è necessario aspettare lunedì, il mese prossimo o il momento perfetto. Possiamo ripartire dalla prossima scelta.
Meno forza di volontà, più buone abitudini
Quando un comportamento diventa abituale, smettiamo progressivamente di dover negoziare ogni volta con noi stessi. Se ogni martedì e giovedì, terminato il lavoro, andiamo a camminare, non dobbiamo più domandarci ogni volta: “Oggi ne ho voglia? Vado oppure no?”
Quell'azione comincia semplicemente a far parte della nostra giornata.
Ed è uno dei grandi vantaggi delle buone abitudini: riducono lo spazio della contrattazione interna.
Affidarsi continuamente alla motivazione è difficile, perché la motivazione cambia. Ci sono giorni nei quali siamo energici e determinati e altri nei quali siamo stanchi, preoccupati o semplicemente abbiamo poca voglia. Una routine sufficientemente consolidata ci permette invece di entrare nell'azione senza dover aspettare ogni volta di sentirci motivati.
Cominciare più piccoli
Paradossalmente, uno dei modi migliori per raggiungere un obiettivo importante consiste nel ridimensionarlo all'inizio. Se non ci alleniamo da anni, forse il primo obiettivo non dovrebbe essere andare in palestra cinque volte alla settimana. Due appuntamenti realistici e sostenibili hanno molte più probabilità di diventare un'abitudine. Lo stesso vale per l'alimentazione, per il sonno, per lo studio o per qualsiasi cambiamento vogliamo introdurre. Meglio un obiettivo apparentemente modesto che riusciamo a mantenere, piuttosto che un programma perfetto che abbandoniamo dopo dieci giorni. Il successo iniziale, inoltre, conta. Riuscire a rispettare un piccolo impegno aumenta la percezione di poter incidere sul proprio comportamento e rende più naturale aggiungere, nel tempo, un passo successivo.
Quattro idee per settembre
Possiamo allora utilizzare la ripresa di settembre non per rivoluzionare improvvisamente la nostra vita, ma per introdurre qualche cambiamento sostenibile.
Scegliere pochi obiettivi. Non dobbiamo cambiare contemporaneamente alimentazione, attività fisica, sonno, lavoro e vita sociale. Scegliamo una o due priorità.
Renderli concreti. “Voglio fare più movimento” lascia molto spazio alla decisione. “Martedì e giovedì alle 18 cammino per trenta minuti” definisce già cosa dobbiamo fare.
Partire da un livello realistico. Possiamo sempre aumentare successivamente. All'inizio è più importante costruire continuità che cercare la prestazione.
Non trasformare un errore in una rinuncia. Una giornata storta è una giornata storta. Non è la dimostrazione che il progetto non funziona. Alla prima occasione utile, semplicemente, riprendiamo.
Ripartire non significa essere perfetti
Forse è proprio questo il punto.
Quando immaginiamo un cambiamento tendiamo a pensare alla versione ideale di noi stessi: disciplinata, organizzata, motivata, sempre coerente. Ma la vita reale contiene stanchezza, imprevisti, giornate difficili e inevitabili passi falsi.
Una buona abitudine deve riuscire a sopravvivere anche a questo.
Non dobbiamo costruire un programma perfetto. Dobbiamo costruirne uno al quale sia facile tornare.
E forse ripartire con il piede giusto significa proprio questo: scegliere una direzione, cominciare con qualcosa che possiamo realmente sostenere e, quando inevitabilmente perderemo un passo, evitare di trasformarlo in una ragione per fermarci.
Perché non è necessario ricominciare da capo.
A volte basta semplicemente continuare dal passo successivo.