Non aspettare che l’ansia passi
Come continuare a vivere ciò che conta anche quando non ci sentiamo pronti
C’è una frase che, in forme diverse, ascoltiamo spesso anche in psicoterapia: “Quando starò meglio, lo farò.”
Quando avrò meno ansia tornerò a uscire. Quando mi sentirò più sicuro affronterò quella situazione. Quando smetterò di avere paura prenderò quella decisione. Quando riuscirò finalmente a controllare ciò che sento, ricomincerò a vivere normalmente.
È comprensibile. Se qualcosa ci fa stare male, desideriamo liberarcene. Il problema nasce quando, senza accorgercene, cominciamo a considerare l’assenza dell’ansia come una condizione necessaria per vivere.
Ed è proprio qui che l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) propone un cambiamento di prospettiva.
Prima sto bene, poi vivo?
Immaginiamo una persona che prova molta ansia nelle situazioni sociali. Decide di non partecipare a una cena perché teme di sentirsi a disagio. Nell’immediato prova sollievo: ha eliminato la situazione che generava ansia.
La volta successiva farà probabilmente la stessa cosa. Poi magari eviterà un incontro di lavoro, un viaggio o una nuova conoscenza.
L’ansia potrebbe anche diminuire nel breve periodo, ma intanto la vita diventa progressivamente più piccola.
Questo è uno dei paradossi dell’evitamento: ciò che facciamo per proteggerci dalla sofferenza può finire, nel tempo, per limitarci ancora di più.
L’ACT non ci chiede quindi di amare l’ansia o di rassegnarci ad essa. Ci invita piuttosto a domandarci: posso fare spazio a ciò che sento e, nello stesso tempo, continuare a muovermi verso ciò che per me è importante?
Tre cose da provare quando arriva l’ansia
La prima è molto semplice: dare un nome a ciò che sta accadendo.
Invece di pensare “Non ce la faccio”, proviamo a osservare: “Sto notando ansia. Il mio corpo è attivato. La mia mente mi sta dicendo che questa situazione è pericolosa.”
Può sembrare una differenza minima, ma non lo è. Un conto è essere completamente dentro un pensiero, un altro è accorgersi che stiamo avendo quel pensiero.
La seconda cosa è evitare di prendere immediatamente una decisione sotto la spinta dell’ansia. Prima di rinunciare, scappare o chiedere l’ennesima rassicurazione, possiamo fermarci qualche istante e domandarci:
“Se non dovessi decidere in base alla paura, che cosa sceglierei?”
Non significa obbligarci a fare qualsiasi cosa. Significa semplicemente lasciare entrare nella decisione qualcosa di diverso dall’ansia.
Ed è qui che arriviamo al terzo passaggio: ricordare ciò che conta.
I valori come bussola
I valori, nell’ACT, possono essere immaginati come una bussola. Non sono semplicemente obiettivi da raggiungere, ma direzioni che desideriamo dare alla nostra vita.
Essere presenti nella propria famiglia. Coltivare le amicizie. Prendersi cura del corpo. Essere curiosi. Crescere professionalmente. Amare. Imparare. Avere il coraggio di mettersi in gioco.
Quando siamo ansiosi possiamo allora chiederci:
“Quale piccolo gesto, oggi, mi porterebbe nella direzione della persona che desidero essere?”
La parola importante è piccolo. Non dobbiamo necessariamente affrontare subito ciò che ci spaventa di più.
Potrebbe significare restare cinque minuti in più in una situazione che normalmente eviteremmo. Fare quella telefonata che continuiamo a rimandare. Accettare un invito. Esprimere un’opinione. Inviare un curriculum. Uscire a fare una passeggiata invece di trascorrere la giornata controllando le nostre sensazioni.
Non serve un gesto eroico. Serve un passo nella direzione giusta.
E se l’ansia venisse con noi?
Possiamo provare, infine, a cambiare la domanda.
Invece di chiederci continuamente “Come faccio a far passare questa ansia?”, possiamo domandarci:
“Se l’ansia rimanesse con me ancora per un po’, che cosa vorrei comunque fare della mia giornata?”
È una domanda semplice, ma cambia il centro della nostra attenzione. L’obiettivo non è più vincere una battaglia contro ciò che sentiamo. Torna ad essere vivere.
Naturalmente questo non significa ignorare un disturbo d’ansia importante o rinunciare a chiedere aiuto quando la sofferenza diventa intensa e persistente. Significa non rimandare tutta la nostra vita in attesa di sentirci finalmente senza paura.
I valori non eliminano la tempesta. Sono la bussola che può aiutarci a scegliere una direzione mentre la attraversiamo.
E qualche volta il cambiamento comincia proprio da qui: non aspettare di stare bene per iniziare a vivere, ma iniziare a vivere, un piccolo passo alla volta, nella direzione di ciò che conta.